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venerdì 18 aprile 2014
Pierrot in versione momò
Questa mattina il cielo del Mendrisiotto appariva malinconico come un romantico Pierrot, con tanto di lacrima sul viso...
mercoledì 9 aprile 2014
Erba bionica
Scoperto nel Mendrisiotto un tipo di pianta erbacea bionica. Composto per metà da fili d'erba e per metà da fili di ferro, ha la capacità di crescere molto velocemente, di ondeggiare al vento a velocità supersonica e di nutrire animali erbivori anch'essi bionici, di cui naturalmente sono a caccia fotografica.
È possibile acquistare questa specie unicamente dai rivenditori autorizzati, ma il suo costo è a dir poco inaccessibile: 6 milioni di dollari a ciuffo. Malgrado in natura oggi appaia in maniera spontanea, si vocifera sia un prodotto nato in laboratorio. La paternità della specie è tutt'ora motivo di discussioni animate nei circoli scientifici più esclusivi: alcuni ritengono sia frutto di un lavoro d'equipe capitanato dal Dottor Steve Austin, mentre altri sono pronti a giurare si tratti di un'invenzione della Dottoressa Jaime Sommers. Ai posteri l'ardua sentenza.
venerdì 4 aprile 2014
Give me five Mendrisiotto!
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sabato 29 marzo 2014
Il nocciovo
sabato 26 ottobre 2013
Servizi stagionali nel Mendrisiotto
Nel Mendrisiotto funziona così: quando arriva l'inverno, per rallegrare gli animi, i Comuni passano regolarmente a distribuire calle sulle strade, quel bellissimo fiore a imbuto solitamente bianco, ma che esiste anche un po' di tutti i colori.
Eccone le prova!
Eccone le prova!
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giovedì 17 ottobre 2013
Un satellite per tutti, grazie a noi
domenica 13 ottobre 2013
Di tutto e di niente
Oggi
scrivo di tutto e di niente. Nel “di tutto” metto dentro la giornata di ieri
fatta di volti nuovi, conoscenze approfondite, passioni raccontate, arti
espresse, risate spontanee, scrittrici spumeggianti, libraie adorabili, nuove
prospettive, storie personali, racconti cantati, idee lanciate, disponibilità
estrema e tanta, tanta voglia di dare.
Nel “di niente” invece inserisco il
silenzio di cui sono circondata ora, il profumo di ginepro che aleggia nella
stanza, il freddo che da ieri mi porto nelle ossa, il buio fuori dalla
finestra, l’unica luce accesa nel soggiorno, le lasagne nel forno, la matita appoggiata sul blocco di
fogli e il nuovo libro appena acquistato giusto un po’ più in là, che chissà
quando riuscirò a leggere.
Ma il bello delle giornate fatte di tutto e di niente è
che basta mescolarle solo un po’, e si sta di un bene…
lunedì 26 agosto 2013
mercoledì 21 agosto 2013
Un istante rubato al vento
Cielo
limpido, vento, lago. Un bimbo è immobile a osservare un punto fermo nell'acqua:
la sua lenza.
Nonno:
“Quando il vento si abbassa salgono i pesci”.
Il
bimbo osserva.
Nonno:
“Bisogna avere pazienza”.
Il
bimbo resta immobile, mentre il vento si abbassa un istante.
Nonno:
“Adesso tira?”.
Nulla.
Nonno:
“Tira? Èh, tira? Guarda bene”.
Nulla.
Il
vento torna impetuoso, e il bambino continua ad aspettare. Mentre mi allontano,
in un attimo di calma, sento salire una voce dal lago: “Tira? Adesso tira? Stai
attento néh!”.
mercoledì 14 agosto 2013
Effetto momò butterfly
Si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla
sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo ma, ed è
notizia degli ultimi giorni, a questa formula sembra debba essere applicata
un’ulteriore variabile. Il mondo scientifico, dopo numerosi esperimenti, è
arrivato alla conclusione che la presente teoria funzioni a dipendenza del
luogo in cui la farfalla sbatta le sue delicate ali.
Infatti, e non c’è da
stupirsi, se il variopinto insetto esegue la mossa nel Mendrisiotto, anziché
provocare uragani dicono provochi fantasmagorici tramonti, visibili e
immortalati persino dalle numerose stazioni spaziali orbitanti attorno al
mondo. Il fenomeno è stato classificato come “Effetto momò butterfly”. Dunque sappiatelo: ogni volta che vedrete da noi una farfalla sbattere le ali, pensate che dall'altra parte del mondo qualcuno assisterà ad un indimenticabile tramonto, tutto made in Momò Land.
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martedì 30 luglio 2013
Impossibile resistere!
Ed eccolo qui, il nostro affascinante #Mendrisiotto appena lavato, asciugato, profumato e con la messa in piega appena fatta: un bel tirabaci naturale a cui nessuno potrà resistere!
martedì 23 luglio 2013
Il rumore della pioggia
Ieri a un certo punto
il Mendrisiotto si è acceso. Il cielo ha cominciato a lampeggiare come nemmeno
nelle migliori discoteche anni ’70, e questo è bastato a zittire il mondo:
tutti fermi ad aspettare, forse anche il sogno di una vita. Ma per poco, poi tutto è cominciato. Prima è arrivato il vento, quel vento circolatorio
che brandisce un albero dal basso, gli si stringe attorno e poi lo rilascia
andare; un po’ come accade alle setole delle spazzole per pulire le bottiglie: prima
si stringono, poi salgono, e infine scoppiano fuori. E così è accaduto: tutto è
scoppiato fuori.
La pioggia è arrivata con il suo solito fare sornione. Prima
con dei pic lievi sulle foglie dell’acero, poi con dei toc più secchi su quelle
del fico e gli inevitabili tuf sull’erba. I vellutati spuf delle rose sono quasi
subito stati sopraffatti dai tic provenienti dal tetto in lamiera del vicino, a
cui rispondevano i tuc tuc delle tegole, intercalati dai sonori teng della
grondaia. E tutto ha cominciato a risuonare: il tavolino in metallo del
giardino, la siepe, il corbezzolo, i pini centenari, l’asfalto, la panchina in
legno e il telone del grill. Ma mancava ancora una cosa. Allora ho allungato un
piede, poi l’altro, un braccio e infine io: per sentire che rumore avrebbe
fatto sulla pelle.
Ebbene, non ne fa. Nulla. Niente tic, toc, o spaf. Solo
silenzio. Muta. Zero decibel. Ma c’è un perché. La pioggia a contatto con l’essere
umano non emana alcun rumore, perché li attutisce. I pensieri si quietano, le
emozioni scorrono via e le tensioni si sciolgono; e a quel punto il silenzio ti accorgi di
averlo dentro. In pratica la pioggia fa in modo che tu possa raggiungere la condizione
giusta per ascoltare non solo i rumori emessi da ogni goccia, ma la sinfonia totale
della natura. Meravigliosa come sempre, con continui applausi a scena aperta.
lunedì 15 luglio 2013
Valle di Muggio - Sentée da l’Albur

Recarsi di primo mattino
nei boschi spazza via le macchie d’unto rimaste incollate all’umore, e tutto
riacquista ordine e splendore. Ieri mi sono recata a Caneggio, e da lì ho
seguito la seconda parte del Sentée da l’Albur, direzione Bruzzella. In Valle
di Muggio il castagno è considerato un bene talmente prezioso da essere l’unica
pianta a potersi chiamare così: l’Albur, ovvero l’albero con la A maiuscola.
Lasciate la macchina nel parcheggio comunale in basso, così potrete cominciare
la passeggiata curiosando per le vie di Caneggio oppure, se siete un po’ più
pigri, partite dalla Chiesa. Ovunque siate prima o poi vedrete apparire la
segnaletica indicante il sentiero: sarà impossibile perdersi. Appena la strada entra
nel bosco vi sentirete catapultati in un mondo da fiaba, dove conigli bianchi
giganti o libellule formose potrebbero da un momento all’altro attraversarvi la
visuale. Già, perché la prima selva castanile è davvero magica, tra le più
belle che abbia mai visto. Una volta superata, il sentiero continuerà
praticamente sempre in piano; sarà una buona occasione per potrete godere della
frescura delle piante, ammirare i colori dei faggeti, rinfrescarvi alla fontana
del Patriziato di Bruzzella, rimanere abbagliati dai continui scorci sulla
Valle e i paesi circostanti, ascoltare i rumori del bosco e, se ci riuscite,
estraniarvi per un po’ dai vostri pensieri, che a volte è necessario e non può
che fare bene.
Al termine del sentiero arriverete a Bruzzella che resta sempre
Bruzzella, nel senso che ogni volta rimango sorpresa dall’ordine e pulizia di
questo paese da cartolina. Attraversatelo e, per tornare a Caneggio, seguite i
cartelli segnaletici gialli; vi porteranno sulla strada che costeggerete solo
per una ventina di metri, per poi essere rispediti nel bosco. Naturalmente
anche Caneggio gode di un fascino tutto suo, che io ritrovo soprattutto nelle
vie ricche di particolari, storie, voci, presenze antiche e prospettive
asimmetriche che nemmeno Picasso avrebbe saputo disegnare. Terminato il giro
mattutino non resta che fermarsi al Grotto del Tiro dopo il paese, sulla curva,
dove caffè, torte, bianchini e salamini sapranno degnamente apporre il sigillo
di qualità sulla vostra breve ma rigenerante passeggiata.
Informazioni:
- Sentiero denominato “Sentée da l’Albur” (seconda parte)
- Caneggio- Bruzzella – Caneggio
- Tempo di percorrenza: 1h e 40 minuti
- Adatto a tutta la famiglia e in ogni stagione
- Particolarità: selva castanile, scorci sulla Valle di Muggio, pannelli didattici
Punti di ristoro:
- A Bruzzella: Ristorante Bruzzella. Tel 091 684 10 95
- A Caneggio: Grotto del Tiro, Tel 091 684 18 30
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